Ho tre anni, forse quattro. Conosco la parola. La so, esattamente come la sto scrivendo adesso. Eppure resto lì, bocca aperta, aria che non trova la strada. Mio padre mi guarda e mi dice la frase che ho sentito ripetere per i vent'anni successivi: "Stai calmo. Respira. Ripeti piano." L'ho creduto anch'io, per decenni. Se mi blocco, sono agitato. Se sto calmo, parlo. Semplice, e abbastanza colpevolizzante da farmi pensare che il problema fosse un difetto mio di carattere. Un articolo scientifico che ho letto di recente racconta una storia diversa. E cambia quello che pensavo di sapere sul momento esatto in cui la parola si ferma. Un cavo, non un cervello rotto Per anni la ricerca ha cercato un "cervello rotto" in chi balbetta: un pezzo danneggiato, un'anomalia diffusa. Uno studio con la risonanza magnetica ha messo a confronto trenta adulti che balbettano e ventidue persone che parlano senza difficoltà. Ha guardato le grandi "strade...